Articolo di pagina 10 del Corriere di Verona, 8 marzo 2008
Cecchini presenta un progetto per i cent’anni del movimento
ROSSO TREVI, STOFFE E COLORI FUTURISTI PER <<RIVESTIRE>> VERONA
L’artista romano: <<Snobbato dal Comune>>

VERONA - Il dinamismo del futurismo e l’immobilismo del Comune. E in un periodo in cui si fa un gran bel parlare di come sfruttare la <<vocazione>> artistica di Verona, un’occasione - se non altro mediatica - persa.
Era in riva all’Adige anche ieri, quel Graziano Cecchini più noto come Rosso Trevi, dopo aver <<tinteggiato>> l’acqua della fontana romana. A Verona ci viene spesso. Da sempre sostiene Popoli, la comunità solidaristica fondata da Franco Nerozzi e frequenta Alternativa Antagonista. <<Verona è una città che mi rilassa>>, dice. E come se non bastasse è anche la culla di quel movimento, il futurismo, di cui lui percorre le orme, tanto da averne preso in toto il manifesto e avergli aggiunto quella parola <<azione>> che poi ha messo in pratica alla fontana di Trevi e alla scalinata di Piazza di Spagna.

A uno come lui che con Verona ha questo legame è venuto facile dedicare alla città e a quel movimento un progetto. Artistico, ovviamente. E altrettanto ovviamente nello stile di Rosso Trevi.
Se poi ci si mette che tra qualche mese del movimento fondato da Marinetti ricorre il centenario, niente di meglio, verrebbe da pensare.
Graziano Cecchini ha preso alcuni monumenti di Verona: Castelvecchio, i campanili di Sant’Anastasia e del Duomo, piazza Erbe e Ponte Pietra. E nel progetto <<Luci & colori su Verona>> li ha <<rivestiti>>. <<Vestire la meraviglia per ri-scoprire lo stupore>>. In sostanza su ogni monumento verrebbero fissati a una sola estremità dei lunghi lembi di leggerissima stoffa colorata. Con i colori di Cecchini, vale a dire il rosso, il blu, il giallo.
<<Un progetto semplicissimo - spiega - senza nessun impatto. Le stoffe le avevamo già trovate, fornite da aziende veronesi. Tutti i vari "punti" poi, di sera, sarebbero stati "collegati" con dei fasci di luce>>. Il dinamismo del futurismo, quello che avrebbe dato <<movimento>> con l’ondeggiare della stoffa a dei monumenti <<statici>>. Non solo, Rosso Trevi ha anche trovato un <<gancio>> per esportare tutto in quel di Parigi che con Verona e Trento formava l’asse del futurismo.

Un progetto praticamente a costo zero, che Cecchini ha presentato anche in Comune, all’assessore alla Cultura Mimma Parbellini. Nelle stanze di palazzo Barbieri però è rimbombato il silenzio.
Cecchini, da buon futurista, è anche uomo d’azione. E di mordere i freni della pubblica amministrazione non ci sta. Così, aspettando la risposta che dal Comune deve ancora arrivare, il suo progetto su Verona se l’è messo sul sito. <<Mi dispiace di questa piccola maleducazione>>, si schernisce lui che alle lungaggini burocratiche non è e non vuole essere avvezzo.

<<Stimo questa giunta e anche l’assessore Parbellini, ma non capisco questo modo di comportarsi>>. E ovviamente ne fa anche una questione culturale, <<Verona è la città dove è sepolto Boccioni. I suoi quadri vengono venduti a milioni di euro in giro per il mondo e la città che ne custodisce le reliquie non fa nulla. Si potrebbero fare un sacco di cose, io porto un progetto che poi se ne va a Parigi, che è già finanziato per l’80 per cento e nessuno si degna di darmi una risposta. Mi sembra che ci si sia fossilizzati su un concetto asburgico della cultura...>>.

Dal canto suo l’assessore assicura che tra qualche giorno si conoscerà il destino del progetto <<Luci & colori su Verona>>. <<Ho già dato indicazioni per la valutazione, le amministrazioni pubbliche non sono un ente privato. Serve un confronto, dipende da un insieme di fattori...>>.
<<Il coraggio - si legge nel Manifesto Futurista - l’audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra azione>>. Certamente di quella di Graziano Cecchini. Non altrettanto, evidentemente, per quanto riguarda palazzo Barbieri.
ANGIOLA PETRONIO
