Articolo di MARIALUISA SILVESTRO sul quattordicinale L’urlo

 

GRAZIANO CECCHINI: FUTURISTA IN UN’ITALIA ANCORA ALLA PREISTORIA


All’inizio fu accusato di vandalismo. Il giorno dopo la smentita: “non un atto di vandalismo ma pura ed autentica arte futurista". Così è stata etichettata la trovata del cinquantaquattrenne Graziano Cecchini, che l’ottobre scorso ha catalizzato l’attenzione mediatica su di sé per il gesto ai “danni" della Fontana di Trevi a Roma che nel giro di pochi secondi si è tinta di rosso. Sicuramente un originale ricordo da raccontare, per quei turisti che ogni giorno si affollano ad immortalare le bellezze della famosa fontana. La provocazione artistica ha diviso la critica e gli italiani. Alcuni hanno gridato allo scandalo definendo il gesto una pagliacciata, insinuando che l’artista abbia fatto tutto questo solo per pubblicità; altri invece dalla sua parte, l’hanno addirittura accostato alla genialità di Andy Warhol e il fotografo Oliviero Toscani all’indomani dell’inusuale atto ha dichiarato: “Roma ha ancora le mestruazioni, Roma non è ancora entrata in menopausa, può avere ancora figli, è ancora fertile".

Ma le gesta di Cecchini non si sono fermate qua. E all’inizio del 2008 ha fatto di nuovo centro, lanciando da Trinità dei Monti sempre a Roma, ben cinquecentomila palline colorate fino ai piedi della Fontana di Piazza di Spagna, attirando anche in questa occasione le ire ma anche i plausi, di gran parte dell’opinione pubblica.
Ma chi è realmente Graziano Cecchini? Quale lo scopo delle sue azioni? Pure trovate artistiche o veri e propri attacchi alla classe politica e culturale del nostro Paese? Da come spiega lui stesso, entrambe le cose. Non è affatto un caso infatti che Cecchini oltre ad essere un grande appassionato d’arte, con una propensione verso l’avanguardia Futurista, ha da sempre avuto un contatto diretto con la politica, militando in passato nel Movimento sociale e oggi essendo iscritto al Partito di An.
 

Hai dichiarato più volte che la tua provocazione artistica ha avuto l’intento di smascherare quelle che sono le ipocrisie che oggi ci sbattono in faccia i politici. Ma perché hai pensato proprio all’arte come mezzo di denuncia?
«Perché sono un futurista. L’avanguardia futurista da sempre è impastata di tutto ciò che è sociale e politico. Se si vanno a vedere i quadri di Balla, Boccioni o Prampolini (n.d.r massimi esponenti del futurismo italiano) si può notare come in essi venga effettuata un’opera che ha un contenuto esclusivamente sociale».


Il giornalista e critico Gianluca Nicoletti ha affermato in seguito al gesto compiuto nella Fontana di Trevi che la scelta della tintura rossa è “la rappresentazione drammatica del declino di un Paese?. Trovi esatta questa interpretazione?
«Assolutamente sì. Devo ringraziare Gianluca Nicoletti perché ha colto perfettamente quello che volevo intendere. Oggi siamo in un periodo che io chiamo del “Basso Impero" ed è sotto gli occhi di tutti. Questo è un Paese che non ha più spinta, dove ci sono pseudo politici che ci fanno credere che facendo determinate cose l’Italia possa andare avanti, ma non è così. Perché un Paese che va avanti significa che ha un settore scolastico efficiente, non ha problemi sanitari, ha un piano industriale forte… e non mi sembra questo oggi l’Italia».
 

Un commento ai risultati delle recenti elezioni.
«Posso commentare dicendo che il popolo da italiota finalmente è diventato italiano. Ha punito o almeno ha dato un segnale forte, anche se secondo me continua a sbagliare ».
 

Dov’è che sbaglia?
«Gli italiani sbagliano quando sentendo parlare di I, II e III Repubblica non si ribellano. Quando si parla di II Repubblica se ne può discutere perché c’è stato l’azzeramento del 70% della classe politica italiana con Tangentopoli, ma quando si sente parlare di III repubblica non vedo nessun tipo di azzeramento, vedo soltanto molti più problemi prosaici che vengono fatti cadere a pioggia sui cittadini. Siamo nella fase della II repubblica, un po’ come nella storia romana dove c’era un impero ma si chiamava repubblica. Diciamo però che allora avevano un Cesare illuminato, come lo fu Giulio Cesare, mentre invece adesso questi politici ci stanno solo massacrando».
 

Quindi oggi in Italia non c’è nessun “Cesare illuminato?
«No, nella maniera più assoluta. Preferirei di gran lunga che si ritornasse a gente che ha saputo traghettare l’Italia dal dopoguerra fino agli anni ‘60/’70, mi piacerebbe riavere i Nenni o gli Andreotti, pur non condividendo le loro opinioni politiche. Quelli potevamo considerarli politici veri, adesso non ne vedo più. Ci sono soltanto molti affaristi, molta gente che va in politica successivamente, perché si fa notare per le proprie società che magari essendo un po’decotte riprendono nuova vita, vedo molti venditori di fumo…»
 

Una domanda da ex militante nell’estrema destra. Oggi crede ancora che esistano dei partiti che incarnino gli estremi, che siano di destra o sinistra?
«Io ho fatto un testo che pubblicherò presto nel mio sito (n.d.r www.futurzig.it), dove dico in romanesco “a ridateci i comunisti e i fascisti di una volta". Ormai ci sono solo pantomime. Mi piacerebbe che nella scuola italiana si parlasse veramente della storia italiana e allora forse non cadremmo più nei trabocchetti che ci possono far fare i vari Veltroni e Berlusconi del momento, sempre nel massimo rispetto di tutti, però insomma ci hanno un po’ rotto le palle!».

Il tuo slogan è “una macchia di colore vi tumulerà?. Ce la spieghi?
«Ho utilizzato il termine “tumulare" per dimostrare che può essere innovativo anche un vecchio vocabolo. Ho proprio parafrasato “una risata vi seppellirà" utilizzando un vocabolo ancora più vecchio per costruire qualcosa che appare nuovo. Diciamo che ho fatto un’illusione grammaticale se la vogliamo mettere così».
 

Esiste ancora arte in Italia?
«No. Se per arte si intende impiccare dei pupazzetti sugli alberi o rimanere fermi a una performance facendo di Giovanni Paolo II una statua con un crocifisso in mano sdraiato per terra alla Biennale di Venezia, mi sembra un po’ poco per un paese chiamato Italia, che ha dato forza e contatto a tutto l’occidente sia da un punto di vista giuridico che culturale.
Voglio dire questo è diventato un Paese che non rappresenta più nell’immaginario mondiale il concetto d’arte. Si ricorda solo per il mandolino, gli spaghetti e la pizza e tutto ciò mi sembra un po’ ridicolo».
 

Eppure però col tuo gesto a Roma hai voluto anche muovere una critica al Festival del cinema di Roma, esaltazione della cultura cinematografica.
«Non era una critica, ma un attacco violento allo sperpero, quindi in quel caso lo sperpero era rappresentato dal Festival del Cinema di Roma. Il cinema è arte, quella era solo un’esaltazione del mercato. La verità è che oggi questi politici soffrono della “sindrome del Faraone" e siccome non ci sono più gli schiavi propriamente detti, queste manifestazioni faraoniche ed autocelebrative vengono pagate col denaro pubblico. Il discorso è che forse sarebbe più giusto in un momento di recessione economica, non fare uno sperpero ma vedere quello che realmente serve. Il gesto alla Fontana di Trevi ha voluto dimostrare che ci sono delle priorità».
 

Passiamo a Firenze. Hai colpito anche nella città di Dante.
« Quello è stato un attacco diretto al Sindaco di Firenze (n.d.r. che voleva la costruzione nel centro storico fiorentino della tranvia), un incapace profittatore tant’è vero che anche lì ho avuto ragione: il referendum è stato vinto e 25 giorni fa nel primo tratto di tranvia i binari sono sprofondati».
 

Una curiosità. Perché prima hai dichiarato di non essere l’artefice di questi gesti e poi hai ritrattato?
«Non ho ritrattato. Ho voluto dimostrare che conosco la comunicazione. Dopo i miei gesti ho coniato due cose molto importanti per me. La prima è che dopo il rosso Valentino o il rosso Ferrari oggi esiste anche il rosso Trevi, che è riconosciuto come tonalità di un colore di rosso. Secondo ho introdotto la teoria dell’hackeraggio mediatico. Soltanto pochissimi critici hanno notato l’orario di quando ho agito. Ho messo la tempera alle 16:30 perché alle 17:00 sapevo di sconvolgere tutti i menabò dei giornali d’Italia.
Il mio non è stato il gesto di una persona che si alza la mattina e dice “oggi compro 2 litri di tempera e li butto dentro la fontana", c’è dietro una conoscenza della comunicazione. Ho sfruttato tutto quel concentramento di media che la festa del cinema aveva attratto per richiamare l’attenzione, ecco perché parlo hackeraggio».
 

Cosa faresti del “Liotro", simbolo di Catania?
«Non lo so ma se non volete che il futurista Cecchini venga a Catania, cercate di sistemare qualcosa, almeno una. Perché a me piace avvertire quando faccio le cose e poi però le faccio. Se veramente si vuol far qualcosa, si deve dimostrare a questi signori che si può fare anche con poco, basta semplicemente tagliare quelli che sono gli sperperi.
Ho sentito parlare il nuovo Presidente della regione Sicilia del mostro che vogliono costruire, il famoso ponte che dovrebbe portare benessere alla Sicilia, ma secondo me porterà benessere soltanto a pochi».
 

Sicuramente hai già in mente la prossima città da colpire. Ce la puoi dire?
«Doveva essere Parigi ma ho sospeso tutto perché ho visto che ci sono delle situazioni più importanti da risolvere. Adesso mi sto preparando per il Tibet. Cerchiamo di farci conoscere meglio all’estero quali italiani che fanno qualcosa di buono».

Marialuisa Silvestro


 

immagine: Macchie di vernice