ANNO C, XXV di aprile
Caro Graziano,
c’erano, una volta, i comunisti. Quelli rossi di pensiero: ne hai conosciuti tu, no? Oggi non ci sono più, pare: ci hanno cacciato pure dal Parlamento. Non perché continuavamo a mangiare i bambini: perché abbiamo fatto qualche ruttino al banchetto dei democratici-cristiani. Ci hanno fatti neri, dicono: Bertinotti non ha più rappresentanti in Parlamento. Belli cazzi: non è per questo che sono nero. Incazzato nero.

Sì, conservo ancora la tessera dei Giovani Comunisti del 1997 autografata dal compagno Fausto. Ed è anche vero che ho votato, sempre, il Partito della Rifondazione Comunista. Nonostante già nel 1998 non fossi più iscritto: a vent’anni, dopo neanche 2 di politica attiva, già non ne potevo più della struttura stalinofascista del partito di Bertinotti. Ma poi l’insopportabile: governo Prodi bis con Mastella Dini Binetti e Angius. E fosse stato solo per i nomi: indultino liberista e finanziarie montezemoliane. Non una legge antitrust, non una nuova legge elettorale che cambiasse la porcata precedente. Ma soprattutto: la legge 30, o come cazzo la vogliono chiamare, perché non le hanno dato fuoco?
Senza fare nulla per le morti bianche: il sangue rosso delle morti bianche mi rende, quello sì, nero
incazzato nero. E allora fanculo a Bertinotti e a tutto il suo arcobaleno di poteri. Io sono un rossocomunista incazzatonero: voto Sinistra Critica e ri-fanculo a chi pretende di rappresentarmi.
Ora, pensa che addirittura mi ritrovo a guardare con ammirazione il nero del rossotrevi. Come insegna la tua rilettura, o superamento, del Futurismo Italiano, anch’io ho ripreso a studiare: Marx, Gramsci e Pasolini. I comunisti di una volta. Non sono morti: parlano ancora al futuro.
CHE FARE, allora?
A te, il rosso della fontana; a me, il nero della rabbia.
A NOI, dunque.
Ti saluto con affetto,
Diego
