ANNO C, XXX di aprile
BELLA CIAO, Graziano.
E’ passato l’Alemanno: sento, di nuovo, l’urgenza di scriverti. Di inviarti il mio saluto, romano, di RESISTENZA: il braccio destro è teso; quello sinistro si chiude in un pugno; lo slang è romanesco: bella ciao, Graziano. (E solo ciao ciao con la manina, invece, a Ruttelli, uno che il sindaco può farlo solo a città del Vaticano).
Ti immaginavo, ieri sera, in piazza del Campidoglio. A festeggiare, romanamente teso, la vittoria dell’Alemanno. Ma poi leggo le tue dichiarazioni sui giornali: “da Veltroni ad Alemanno, non cambia niente. Con lui va l’imbecillità al potere...ad Alemanno gli pitto pure le statue?.
Non cambia niente? Per le lobby di potere, sì, hai ragione. Per me, se permetti, no: ma te la sei immaginata quella faccia di culo di Water, lì, sprofondato nella tazza del suo loft democratico? E la faccia di tutti quei coglioni di compagni che hanno agitato lo spettro del fascismo? Di quelli, cioè, che quando si agita lo spettro del comunismo si incazzano perché sono democratici...Ma poi, Grazià, ma dove cazzo stanno sti fascisti? Non state su Marte, voantri? E se non state su Marte, ed esiste veramente un pericolo nero, perché sti cazzo di democratici vogliono cambiare la Costituzione? Perché, allora, rincorrono il voto xenofobo e razzista di quelle capre della Lega?
Sarà pure scesa, su Roma, la notte nera. Ma le notti bianche wateruttelliane, per me, sono pure peggio.
Notte bianca o notte nera, ROSSOTREVI si spera.
Hasta, A NOI, siempre.
Diego
